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La terza guerra sannitica e la distruzione di Aquilonia

Inerpicandosi lungo la tortuosa strada di montagna che dal centro abitato porta verso la contrada Radicosa, si incontra una biforcazione che conduce in località San Leonardo. Da lì, un sentiero di qualche km permette di raggiungere una delle creste del massiccio del Monte Sambùcaro (1205 m s.l.m.). Poco lontano, sulla destra, è tuttora visibile uno spettacolo unico.

Quando nel 1972 il Prof. Emilio Pistilli, studioso di origini sanvittoresi, insieme ai suo collaboratori si imbatté nella cinta muraria di Monte Sambùcaro non dovette credere ai propri occhi. Un poderoso sistema difensivo formato da massi giganteschi tenuti insieme a secco, senza ausilio di alcun tipo di malta, cingeva le prime due creste del monte in località Marena-Falascosa.

Fin da subito, l'idea che potesse trattarsi della cinta muraria dell'antica Aquilonia, città sannita distrutta dai romani nel 293 a.C., si fece strada nella loro mente. Quel luogo così suggestivo meritava risposte più concrete.

Nonostante molte località rivendicassero l'ubicazione della mitica Aquilonia, i ricercatori non si diedero per vinti ed iniziarono immediatamente a costruire il loro castello di prove a sostegno dell'idea che quella sul Monte Sambùcaro fosse effettivamente la città sannita teatro di una delle battaglie più cruente dei diversi conflitti tra l'ambiziosa Roma e il popolo italico dei Sanniti. Pochi come loro seppero mettere in soggezione la potenza dell'Urbe (basti ricordare le forche caudine).

Naturalmente, la principale fonte da cui attinsero - non poteva essere altrimenti - fu la Storia di Roma di Tito Livio (Ab Urbe Condita). La monumentale opera dello storico latino, composta di ben 142 libri, di cui solo 35 giunti a noi, attraversa circa 750 anni della storia di Roma dalla fondazione fino all'Impero di Augusto. Nel Libro X, in particolare, è descritta la terza guerra sannitica e, appunto, la battaglia di Aquilonia.

Non può essere ovviamente questa la sede per approfondire gli studi che sono alla base dell'ipotesi che Aquilonia possa trovarsi nel territorio di San Vittore del Lazio, ma possiamo riassumerne alcuni paradigmi. I protagonisti della battaglia di Aquilonia furono due consoli romani, alla guida dei rispettivi eserciti: l'uno, Spurio Carvilio Massimo, partito da Roma espugnò Amiternum e successivamente conquistò e si accampò a Cominium; l'altro, Lucio Papirio Cursore, attraversò la città di Duronia per dirigersi poi ad assediare Aquilonia. Per capire quanto fosse cruciale per il popolo sannita la tenuta della città basti pensare che furono promulgate leggi ad hoc per l'occasione, al fine di costringere ad arruolarsi, pena la condanna a morte, chiunque fosse stato in grado di maneggiare un'arma. Tutto l'esercito sannita fu spostato ad Aquilonia e, nonostante le stime possano essere esagerate, si parla di ben 60.000 uomini che per l'epoca sono un'enormità.

Dunque, partendo dagli "indizi" contenuti nella Storia di Roma di Livio, come in un'entusiasmante caccia al tesoro, si giunse alle seguenti conclusioni:

 

- Sembra assodato che la città di Cominium presso la quale era accampato l'esercito romano di Spurio Carvilio sia da identificare con l'attuale Vicalvi.

 

- Tito Livio riferisce che di tutto ciò che si faceva a Cominium si teneva informato l'altro accampamento (quello di Aquilonia). Dunque, i due consoli erano in costante contatto ed ognuno partecipava alle decisioni dell'altro.

 

- Secondo le parole testuali contenute nel Libro X della Storia di Roma, i due accampamenti distavano tra loro circa 20 miglia. E' esattamente la distanza che intercorre tra il territorio sanvittorese, luogo dello scontro, e la zona dell'attuale Val di Comino passando per le antiche vie a monte dell'attuale casilina.

 

- Papirio Cursore ordina ad un suo sottoposto di liberare dei muli durante la battaglia in modo da creare un diversivo. Chiede di farlo nei pressi di un'altura che Tito Livio chiama "Tumulum". Il termine si sposa perfettamente con la forma del Monte Chiaia, appunto a forma di tumulo, che separa i territori delle attuali San Vittore e Cervaro.

 

- Lucio Papirio, avendo deciso di attaccare Aquilonia, manda un messo ad avvisare Spurio Carvilio affinché quest'ultimo tenesse impegnata a Cominium una parte dell'esercito sannita. Tito Livio riferisce che il messo impiegò un giorno per il viaggio di andata e ritorno. Ciò avvalora la tesi della distanza di 20 miglia tra i due accampamenti.

 

- Sempre dalla descrizione della Storia di Roma, si deduce che la città di Aquilonia si trovasse alla sinistra rispetto all'esercito romano. Pertanto, i romani erano costretti a sfondare le linee nemiche poiché impossibilitati ad attaccare Aquilonia, in quanto impediti dai dirupi che costeggiano il Rio Sorgentina.

Sembra dunque molto plausibile che il luogo della battaglia sia da collocare tra la zona di località Campo Piano e la vallata poco al di sotto del Monte Chiaia.

Queste conclusioni, che potrete approfondire leggendo il libro di Emilio Pistilli "Aquilonia in San Vittore del Lazio", hanno portato alla concreta ipotesi che la cinta muraria situata sul Monte Sambùcaro (o Sammucro che dir si voglia) appartenesse alla mitica città di Aquilonia, la cui distruzione sancì la fine della terza guerra sannitica e il definitivo assoggettamento di uno dei più combattivi popoli italici all'egemonia di Roma.

Aquilonia, Sanniti
Aquilonia, Sanniti
Battaglia di Aquilonia

Ricostruzione grafica della battaglia di Aquilonia

Ipotesi sulla distanza tra Cominium (Vicalvi) e Aquilonia

I sanniti si preparano alla battaglia

Mura ciclopiche

Proporzioni tra un essere umano e la grandezza dei massi

Due testimoni degli eventi?

Pino loricato

Qualche tempo fa, Roberto Giangrande, cittadino di San Vittore del Lazio, ci segnalava la presenza di due alberi dall'aspetto singolare. 

Sembrerebbero appartenere alla specie del "pino loricato", alberi secolari capaci di sopravvivere nelle zone più impervie ed inospitali per migliaia di anni.

I due esemplari si trovano tenacemente aggrappati allo strapiombo che costeggia il rio sorgentina.

Alcuni li considerano addirittura coevi dei dinosauri e ci piace immaginare che magari possano essere gli ultimi guardiani, testimoni oculari della battaglia di Aquilonia.

Pino loricato
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