A cura dell'Associazione "Media Aetas - Sancti Victoris"

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San Vittore del Lazio. Una storia millenaria

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Il Comune di San Vittore del Lazio si erge su un colle che domina l’ultimo tratto della Valle del Liri ad un’altitudine di 210 m s.l.m. e conta circa 2.700 abitanti.

Dal punto di vista climatico San Vittore gode di particolare privilegio. Il clima è asciutto e raramente torrido nel periodo estivo. Nel periodo invernale difficilmente si raggiungono temperature rigidissime e le precipitazioni sono piuttosto contenute. Unico inconveniente, forse, il fortissimo vento che in alcuni periodi dell’anno spazza tutto il territorio da est a ovest con raffiche di notevole intensità. Tuttavia, è uno dei fenomeni più caratteristici della zona e, paradossalmente, preserva il territorio da fenomeni atmosferici più estremi. Il paese ha sempre avuto una vocazione agro-pastorale che si è espressa con la produzione di un buonissimo olio di oliva, vino e prodotti caseari di ottimo livello. Tuttora sono presenti sul territorio antichi frantoi e due modernissimi impianti per la produzione di olio extravergine di oliva. In passato è stato un fiorente centro per la produzione dei laterizi e del bronzo fuso. A tal proposito si ricorda che, ancora oggi, vivono nel comune alcuni discendenti della famiglia Marinelli, uno dei cui rami è stato artefice della creazione della famosissima Pontificia Fonderia di campane con sede ad Agnone (IS).

Con Delibera Consiliare dell’11 ottobre 1862, al tradizionale nome di “San Vittore” fu aggiunto “del Lazio” per distinguerlo da altri paesi omonimi presenti nella penisola italiana. Fino al 1927 faceva parte della provincia di Caserta. A partire da questa data, in seguito al riordino delle province italiane voluto dal governo fascista, fu inglobato nella neonata provincia di Frosinone. Ultimo comune del Lazio a sud di Roma, il suo territorio si incunea tra la Campania e il Molise confinando con i comuni di Cassino, Cervaro e Viticuso per quanto riguarda il versante Laziale, Rocca d’Evandro, San Pietro Infine e Mignano Montelungo per il versante campano e Venafro e Conca Casale per quello molisano. Questa particolare collocazione geografica ne ha fatto da sempre un importante centro di scambi culturali e commerciali, oltre a farlo diventare punto strategico di estrema rilevanza nell’ambito dei numerosi conflitti di cui è stato teatro, a partire dal Medioevo fino alle due guerre mondiali, ai quali ha pagato un considerevole tributo di sangue e distruzione.

Benché ci siano tracce evidenti di insediamenti umani pre-romani e romani (di cui tratteremo nella sezione dedicata alla città sannitica di Aquilonia), come per quasi tutti i paesi della Terra di San Benedetto le origini dell’attuale centro abitato sono da collocarsi a cavallo dell’anno mille, in pieno medioevo, quando l’opera di incastellamento voluta dall’Abate Aligerno di Montecassino (948?-985?), oltre al riordino amministrativo del territorio, favorì la nascita di centri abitati fortificati atti a difendersi dal maggiore pericolo incombente, le scorribande dei Saraceni che terrorizzavano gran parte del sud Italia. In questo processo, una preesistente “cella monastica” a conduzione agricola, dedicata appunto a San Vittore, martire milanese decapitato nella selva di Lodi nel 303, divenne uno dei centri maggiormente attrezzati alla difesa di tutto il territorio. Secondo alcune fonti il castello di San Vittore era ben attrezzato, munito di circa 23 torri a base quadrangolare e semicircolare, alcune delle quali visibili tuttora. Probabilmente queste stime sono esagerate, ma è indubbio che la posizione strategica di San Vittore richiedesse un sistema difensivo abbastanza poderoso.

Benché si presume appartenesse alla Terra di San Benedetto fin dal 744, in virtù della donazione dei territori da Sant’Andrea a San Pietro Infine fatta al Monastero da parte del duca di Benevento, il longobardo Gisulfo II, il castello di San Vittore viene menzionato per la prima volta nel 1045. In questo anno i Normanni, cacciati da San Germano (l’attuale Cassino), si asserragliarono nei castelli di Sant’Andrea e San Vittore. Il castello fu espugnato dopo alcuni giorni ad opera dell’Abate Richerio con l’aiuto dei conti dei Marsi e di altri monasteri. Nel 1123 il castello di San Vittore si alleò con quello di Sant’Angelo in Theodice contro Montecassino, probabilmente l’oggetto del contendere era il pagamento delle decime, ma la rivolta fu soppressa dall’abate Oderisio.

Ma probabilmente, uno degli anni più importanti per San Vittore fu il 1139, durante il conflitto tra il Papa Innocenzo II e Ruggero II. Quest’ultimo era nientemeno che Ruggero II d’Altavilla, normanno e fondatore di uno dei regni più importanti del medioevo, quel Regno di Sicilia che rappresentò per lunghissimo tempo un impareggiabile esempio di modernità politico-amministrativa agli occhi dei contemporanei. Ruggero fu riconosciuto ufficialmente come re di Sicilia e duca di Puglia e Calabria a partire dal 1139 (forse nel castello di Mignano). Ma a questo si arrivò dopo un devastante conflitto con il Papa Innocenzo II che ebbe luogo tra i territori di San Germano e Galluccio, dove il Papa cadde vittima di un’imboscata da parte dei normanni. Durante le numerose battaglie il Monastero benedettino fu depredato e alcuni castelli, tra i quali San Vittore furono devastati e incendiati. Fu una cicatrice che probabilmente tardò a rimarginarsi.

Altre devastazioni ci furono nel 1199 ad opera del condottiero tedesco Markualdo, nel 1382 per mano delle truppe di Luigi II d’Angiò e nel 1421 da parte del signore di Capua Braccio da Montone.

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